Chiarezza critica. Intervista a Lodovico GIERUT

La redazione di ART4ZONE ha avuto il piacere di intervistare il critico d’arte e scrittore Lodovico Gierut.  Rinnovando un sentito ringraziamento per aver accettato l’invito, gli diamo il benvenuto nelle pagine del nostro magazine.

Cos’è per Lei l’arte e quanta parte della Sua vita ha occupato?
Arte è libertà, ma è anche passato e presente, come proiezione per un futuro fatto di dialogo e di equilibrio e ovviamente di cultura singola e collettiva.
E’ rinnovamento e serietà professionale.
Ho cominciato ad amare l’arte da ragazzino, per poi scoprirla pian piano frequentando gli Studi artigianali e artistici di Pietrasanta, come quelli privati di pittori e scultori locali d’ogni tipo e livello.
Per ‘locale’ non intendo inferiore, come alcuni definiscono erroneamente il termine, ma ‘del luogo’, cioè che risiedevano nel territorio della Versilia, ‘la Versilia dei sette Comuni’, così è definita da molti, composta da Pietrasanta, Seravezza, Viareggio, Stazzema, Massarosa, Forte dei Marmi, Camaiore.
Ho sempre avuto contatti diretti con un ambiente molto aperto, soprattutto quando la mia attenzione s’è spostata anche in altre zone, Firenze soprattutto, con i vari Pietro Annigoni, Antonio e Vinicio Berti, Silvio Loffredo, Amedeo Lanci, Renzo Grazzini, Roberto Panichi e altri, compresi vari letterati che ritrovavo durante la stagione estiva proprio in Versilia.
Tra quelli ‘versiliani’ – un termine caro all’amico Massimo Carrà – non posso non rammentare sia Raffaello Bertoli sia Manlio Cancogni, apparsi poi in diversi dei libri e cataloghi a mia firma, tant’è che li hanno pure presentati in importanti spazi culturali.
Firenze, diciamo la verità, mi ha formato portandomi anche ad approfondire certe conoscenze storiche ben attivate poi nel nuovo millennio.

Lodovico Gierut con Massimo Carrà / Photo Courtesy: Lodovico Gierut

Un percorso professionale e personale ricco di obiettivi raggiunti e tappe importanti conquistate. Quali sono gli eventi, che hanno inciso particolarmente nella sua carriera?
Strano a dirsi, ma sin da giovane una delle domande che mi sono state fatte è quella relativa ai miei “sogni nel cassetto” e poi le tappe conquistate.
Pur essendo un ‘sognatore’, non sono davvero poche e la sintesi può partire dalla realizzazione, a stampa, di un volume: “La Versilia e l’arte”, in due edizioni, quasi un diario con scritti e testimonianze e immagini, oppure  un’esposizione, a Camaiore, di famosissimi scatti fotografici di Bert Stern che raccontavano gli ultimi tempi di vita dell’attrice Marilyn Monroe.
Sono riuscito pure a far concretare, a Pietrasanta, una retrospettiva del pittore Giovanni Acci che avevo frequentato sin da giovanissimo.
Ancora un’altra sul milanese e fiorentino di adozione Pietro Annigoni (1910-1988) conosciuto grazie a Mario Parri (scultore e pittore di livello, poco noto) e frequentato sino all’ultimo.

Pietro Annigoni, Volto d’uomo, o Testa di vecchio, sanguigna su carta incollata su tavola cm 40×29, 1982 ca. / Photo Courtesy: Lodovico Gierut
Franco Miozzo, Omaggio a Mondrian, olio su tela cm 120×60, 1995 / Photo Courtesy: Lodovico Gierut

Per le mostre ideate e curate citerei alcune personali su Franco Miozzo (1909-1996) versatile creativo con cataloghi vari, poi collettive varie (volti famosi e non, astrazione e figurazione spesso congiunte), presentazioni di libri fattemi negli spazi estivi de “La Versiliana”, al Caffè letterario condotto da Romano Battaglia. L’ho conosciuto sin da quando ero bambino, dato che dopo la morte di mio padre sono stato cresciuto da parenti in una Pietrasanta ricca di storia (fa parte dei luoghi della cosiddetta nazione dei Liguri-Apuani”, debellata con l’inganno dai Romani nel 180 a.C. con deportazioni di ben 47.000 persone nel Sannio).
A proposito de “La Versiliana” dannunziana, è stato un onore averne scritto sin dal 1979, e quindi essere autore assieme a Marilena Cheli Tomei (con lei ho firmato pure libri su Giacomo Puccini e Michelangelo Buonarroti) della storia dei suoi primi quattro decenni nel libro “Dalla Versilia alla Versiliana” (2019) dove sono molti personaggi (Rudolf Nureyev, Giorgio Albertazzi,Claudio Baglioni, Margherita Hack, Fernando Botero, Vittorino Andreoli, Ugo Pagliai…).

Copertina libro di L. Gierut e M. Cheli Tomei ‘Nel segno di Michelangelo. Attualità di un Genio’ / Photo Courtesy: Lodovico Gierut
Lodovico Gierut e Marilena Cheli Tomei autori del libro ‘Dalla Versilia alla Versiliana’ / Photo Courtesy: Lodovico Gierut

Tappe e tappe ancora, perciò sottolineo un libro molto impegnativo come “Lavorare il Marmo Arte Artigianato Industria”, un vero e proprio universo ricco di tante istantanee (mi è sempre piaciuto fare foto) e documenti noti o rari, ma un punto di passaggio è stata una mostra di gruppo a Bruxelles, “Viaggio d’Artisti in Europa” organizzata nel 2014 assieme a Gigliola  Fontanesi  presso Palazzo Berlaymont, sede dei Commissari Europei (era vice-presidente Antonio Tajani), dove ho avuto il coraggio – visto che mi considero da sempre uno spirito libero, impossibile a diventare un oggetto – di scegliere 16 artisti. Non ho guardato né guardo la fama, ma il contenuto.
Per ‘eventi’ dico i miei libri, i miei cataloghi, certe conferenze sulla storia versiliese e anche aver contribuito negli anni Ottanta, alla realizzazione sia della parte artistica del Museo dedicato alle Vittime del 12 agosto 1944) a Sant’Anna di Stazzema, in provincia di Lucca, sia firmando un libro che allora fece scalpore: “Una strage nel tempo” (1984, Giardini editore, Pisa), documento vero e proprio cui ha fatto seguito nel 2001 il corposo volume “Monumenti e Lapidi in Versilia in memoria dei Caduti di tutte le guerre”, realizzato grazie all’idea di Mario Quadrotta, presidente del Comitato provinciale di Lucca dell’Associazione Nazionale Famiglie Caduti e Dispersi in guerra, Comitato provinciale di Lucca.
Ho sempre odiato la guerra, sono per i messaggi di pace, e in ogni modo in quel Museo ho messo molte opere d’arte di pittori  scultori molto impegnati, tipo Ernesto Treccani, al quale ho poi fatto fare la Medaglia per la pace, simbolo di libertà. 

Lodovico Gierut – presentazione- 2014 Mostra ‘Viaggio d’Artisti in Europa’ giugno 2014 European Commission – Berlaymont President’s Gallery – Bruxelles / Photo Courtesy: Lodovico Gierut

Rispetto al passato, com’è cambiata oggi la figura del critico d’arte? 
Molto, fin troppo, pur se giustamente il cosiddetto “critico d’arte” non è più quello che scriveva e presentava solo mostre personali o collettive.
L’argomento “critica d’arte” è talmente vasto che meriterebbe un libro, anzi…, ce n’è uno, del 2000, sempre attuale, editore Franco Angeli, “Fra ombre e autoritratti. Il critico presenta se stesso” presentato da Raimondo Strassoldo e curato da Danila Bertasio e Giorgio Marchetti: contiene un mio saggio che considero ancora attuale, “Vivere l’arte e conoscere l’artista, luci e ombre su un percorso”; ci sono  tanti colleghi, Luciano Caprile, Martina Corgnati, Achille Bonito Oliva…
Il critico cura e dialoga o, almeno dovrebbe sempre farlo con le persone in cui crede.
Una volta era solo una figura di spicco da guardare magari da lontano, ma oggi, sempre che sia libero e onesto (mi scuso se sottolineo questi concetti, ma non a caso) a seconda dei casi e in misura variabile, si diversifica.
Il critico per me è uno studioso, deve possedere anche fantasia, essere scopritore di nomi, ovviamente un intermediario tra l’artista e il pubblico, divulgatore delle novità, capace di entrare nell’“Io” del pittore, scultore, grafico o fotografo ed esserne anche una parte non invasiva.
E’ vitale che sia coerente con se stesso e con “l’amico artista”,  ma ad un amico bisogna sempre parlare con chiarezza.
Un critico deve però sapere di cose pratiche, essere un poco filosofo e sociologo, conoscitore di ogni tecnica espressiva e del pensiero altrui.
Oggi comunica meglio di ieri, avendone i mezzi.
Ora nel campo critico si trovano luci, ma anche tante troppe ombre.
Guardo e vivo, amo seguire gli artisti anche se taluni vanno avanti pian piano, magari balbettando, ma è una soddisfazione vederli crescere e divenire completamente se stessi.
Alla mia età posso anche giudicare, sempre con giusto equilibrio.
Ultima cosa: un poco di cronaca si può dare a tutti, ma nei momenti cruciali è la chiarezza critica che conta!

Esiste un solo modo di leggere un’opera, come si fa a capire se è arte o provocazione?
Ognuno legge un’opera secondo un proprio metodo.
Per me è stato facile giacché, diversamente da molti altri del settore, parto dall’“uomo-artista” e dal suo viaggio, ne studio la crescita e persino la vita privata. Apro i suoi “cassetti” dell’attualità e della memoria.
Non sono tipo da guardare un’opera, o due, o cinque e giudicare, al massimo mi vien da fare della cronaca, ma il percorso critico è arduo, pure molto faticoso a volte, ma è l’unico per offrire la dimensione del creativo che si ha davanti.
L’opera diventa così uno specchio e si legge con facilità.
Ho fatto così per Igor Mitoraj, per Emilio Greco, per Thayaht e per tanti altri; ecco che l’esperienza dice con chiarezza se – vengo al nucleo della domanda – davanti a noi c’è arte o provocazione.
In questi anni, specie nell’ultimo decennio, la “provocazione” va assai di moda, ma è sovente diversa dal passato. C’è gente che mette alcuni autori storici nella dimensione odierna, ma il trascorso, anche se ha un filo con l’attualità,  è qualcosa di diverso.
Bisogna stare attenti in quanto esiste una provocazione pessima e superficiale (cioè non supportata dalla conoscenza e dal sentimento della vita vissuta) e c’è quella valida e intelligente.
Noto sempre più spesso “prodotti” pubblicizzati per buoni, ma sono profondamente marci e confusionari.
L’esperienza di ognuno, critico o storico d’arte che sia, ecco che evidenzio il mio modo d’essere, vede l’arte alla stregua di un libro con pagine e capitoli da sondare e leggere. Così è per me.
Bisogna andare a fondo, sondare, cercare.

Nella cultura contemporanea la notorietà, indotta o procurata dalla mediaticità, può sostituire la vera essenza della bellezza di una creazione artistica?
No. La vera bellezza, che si parli di figurazione o no, è fatta di contenuto. Purtroppo la gente, tanta gente col tempo è stata sopraffatta da messaggi fasulli, persino demenziali presi per buoni.
Pur se qualcuno la considera vincente, la notorietà non può sostituire il contenuto del bello.
Guardiamo certa Televisione, ci sono programmi seri, altri hanno la grandezza, solo la grandezza, della superficie, fatto estetico composto di parole “polvere di niente”, e tante persone cadono nella rete dell’apparenza. Vivere è una cosa, sopravvivere, o peggio, vegetare, un’altra.
La fama è spesso confusa col valore culturale e la gente – dico ‘la massa’, anche se il termine non è simpatico – per valore intende spesso denaro. Per amore intende sesso.
Credetemi, storici dell’arte quali, un esempio tra non moltissimi, Antonio Paolucci, nascono sempre meno.
So di nomi, ma altri  lo sanno ben noti in altisonanti sedi, che amano il valore/denaro, e cambiano faccia e si prostituiscono mentalmente.
I documenti… parlano.

Movimenti di mercato ed interessi economici di critici e storici dell’arte possono forzatamente imbrigliare e deviare la percezione artistica della collettività?
Sì, indubbiamente, anche perché alcuni di questi signori vanno verso uno ‘stato dell’arte’, così qualcuno lo denomina, creato da ‘poteri forti’ che non amano la cultura e sanno che la bassezza della ‘non cultura’ può essere facilmente imbrogliata e imbrigliata e quindi veicolata. “Date pane e giochi, non fate pensare!” e così si va allo sfacelo della cosiddetta  ‘incultura’.
Importante è agire e non guardare queste nullità portate in alto da interessi privi di positivi sentimenti.
Non bisogna dimenticare che alle ‘nullità’, quali esse siano, importa solo che si parli di loro!

Si discute tanto dell’attuale stato confusionale dell’arte contemporanea, sovente si assiste attoniti a delle vere e proprie catastrofi estetiche portate all’esaltazione, ci racconti il Suo punto di vista.
Certi pseudo artisti , taluni “nuovi Michelangiolo”sono una vera e propri cancrena che però si arricchisce sempre più anche economicamente.
Come critico d’arte, o storico o altro, sono consapevole di essere “un diverso”, forse un poco ‘vetero’ perché idealista, però mi sento di questo tempo e agisco di conseguenza in quanto i giovani hanno bisogno di verità, la gente ha  necessità di sapere…
Vedo catastrofi sempre più presenti, con mostre singole e anche di gruppo; qui in Versilia, per esempio, hanno messo in bella mostra due sculture orribili (ce ne sono molte, e belle e brutte) per il cosiddetto “Arredo urbano” e tanti mi dicono “… Gierut, hai ragione…, sono brutte!”, magari ne parlano ma poi non hanno il coraggio di scriverlo, mentre in pratica sono l’unico l’unico a scriverne e a dare il mio giudizio e per questo essere poco gradito a chi non ama veramente l’Arte.
Tanti credono di vedere ma non sanno ‘vedere’.
Siamo nella polvere!!!!

Talento, passione, determinazione, perseveranza, conoscenze, opportunità, età. Quali possibilità ha un artista di emergere?
Direi che deve cercare la completezza, la cultura/conoscenza, lavorare e lavorare e, senza chiudersi troppo, dialogare con tutti ma essere autonomo.
Non deve ascoltare le cosiddette “sirene” e neppure i facili guadagni e neanche – quando arrivano – le lodi.
Di spazi ce ne sono per tutti, ma ognuno ha la propria dimensione, basta non correre.
La serietà, la perseveranza, la ricerca e pure il rinnovamento (guardando anche al passato) sono i suoi fini.
Ogni tanto c’è qualche possibilità; la scelta giusta è quella di stare nel gruppo degli onesti e più che altro evitare la melma.

Lodovico Gierut a briglia sciolta. Una Sua riflessione in nome della libertà critica dell’intelletto.
Si può cadere, anche sbagliare ma rialzarsi; non bisogna sgomentarsi pensando di essere degli sconfitti e credere sempre nella libertà d’agire rispettando tutti dato che la libertà è una conquista.
Mia figlia Marta che era artista e poetessa, ha scritto che se l’artista se ne va rimane la sua opera, ma anche: “Cammina… Crea, sogna, soffri, rallegrati, vivi ma semina, per chi vicino sia”.
Chi ben agisce, raccoglie, e se non raccoglie in ogni caso ha gettato semi buoni che germoglieranno, prima o poi.
La verità non ha colore.

Scultura monumentale di Marta Gierut (1977-2005) ‘Il volto e la maschera’ posizionata a Marina di Pietrasanta (Lucca) / Photo Courtesy: Lodovico Gierut

Progetti per il prossimo futuro?
Un libro sulla “diversità”, varie mostre tra cui una titolata “Pesci di Viareggio e del Mediterraneo” (se ora non c’è possibilità reale, la farò in ogni caso “virtuale”), esposizioni con realtà da me scelte, alcune anche a Forte dei Marmi presso la casa Museo “Ugo Guidi” e altrove. Sottolineo che mi piace collaborare non solo con artisti, ma anche con colleghi del settore. Per fortuna ce ne sono di bravi.

* Lodovico Gierut vive a Marina di Pietrasanta (Lucca)-Via G.B. Marino, 8.
email: lodovico@gierut.it

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